Tutto l'antico in seme
tutto il futuro in sogno
stan nel presente insieme
 
bel sol
per un mondo migliore
E=mc²

La terra è sempre in cielo

nell'attimo in cui

ogni fuoco arde

bruciando scorie lasciate

Dicono di noi

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Abbiamo costruito il primo impianto in Italia

Nell'agosto 2000 abbiamo costruito il primo impianto per privati connesso a rete d'Italia:  Officina Largaiolli, Monclassico Val di Sole.

 

Nel 2001 siamo stati su Rai 3 Rete Regione al telegiornale.       Intervista

Siamo stati ospiti del programma televisivo Casa dolce casa in onda su Trentino TV:

  • dal marzo 2005 al 2009 speciale risparmio energetico,
  • febbraio 2010, "Energie Rinnovabili"

 

 

 

Dalla luce la vita l’energia delle stelle

 

Energie rinnovabili per un mondo migliore

 

Siamo i frutti coscienti del giardino del Sole, o solo vagamente consapevoli di esistere ce ne stiamo avinghiati come parassiti a succhiare fino all’ultima goccia il sangue di questa nostra madre terra?

Fino a quando potremo permetterci il lusso di vanificare ogni impegno, ogni sforzo, ogni slancio concreto per meno ferire, per meglio curare questa amica, madre terra?

Fino a quando potremo permetterci che gli interessi di parte si scontrino con gli interessi di parte producendo solo l’insostenibile bla bla bla cul-turale di sempre?

Fino a quando, questo ipercriticismo narcisista, aggressivo, pseudopolitico, cultural-gluteiforme, paralizzerà le azioni equilibrate, concrete,  che la nostra coscienza etica individuale e sociale, unitaria, ci suggerisce di fare?

Fino a quando il semplice vivere quotidiano dovrà coincidere con i ritmi nevrotici e innaturali del carcere consumistico che ci siamo costruiti intorno?

Siamo i figli consapevoli della prima coppia creativa Sole-Terra, o solo una coscienza abortiva della grande coppia e perciò incapaci di compiere il passo definitivo che ci riscatti dal plurimilionario retaggio animale?

Fino a quando demotivati, scoraggiati, delusi, dichiareremo impensabile migliorare questo mondo perché gli altri non fanno quello che dovrebbero fare?

Fino a quando impediremo alle nostre azioni quotidiane di essere ispirate dai nostri ideali di giustizia, di equilibrio, di semplicità creativa?

Fino a quando il nostro individuale interesse non lo faremo coincidere con l’interesse dell’intera umanità non vivremo né benessere né gioia, ma solo malattia, disagio, stress e violenza, imposta e subita.

Più leggi, regole, ordini, imposizioni, e più incoerenza, conflitti, odii e azioni quotidiane contrarie ad ogni interesse collettivo umano.

Il mondo ammalato di protagonismo sta scivolando verso il caos col ghigno della presunzione supercivile ultramillenaria scolpito in faccia, e le leggi dell’universale vivere triturano ogni illusione d’asinina speranza.

Così tecnici, così scienziati, così professionali, così specializzati, così smaliziati, così impegnati, così civili, sappiamo tutto o tanto ormai di questo grande vivere che è fuori di noi, ma poco, troppo poco dell’immenso vivere che è soffocato dentro di noi e non sappiamo evitare di compiere gli stessi errori di sempre, centuplicati nella loro potenza tecnico-negativa-commercial-menzognera e in continuo inesorabile aumento.

Più pianifichiamo politiche sociali di equilibrio, di giustizia, più otteniamo squilibri, conflitti, tensioni e violenze sociali. Più progettiamo, pianifichiamo interventi per ridurre il costante e mortale avvelenamento del pianeta e più inquiniamo, avveleniamo, distruggiamo, esplodiamo, infuochiamo, allaghiamo, interrompiamo e precipitiamo verso lo spezzarsi della catena della vita… La verità è che siamo le vittime di noi stessi, del malinteso concetto di progresso come produzione di beni e consumo degli stessi in un circolo vizioso senza soluzione. Siamo campioni nei consumi, ogni giorno più di ieri. Da quarant’anni ci si diverte a spostare i consumi, a battere ogni record precedente. L’ondivago mercato alla deriva senza né capo né coda trascina le sue vittime verso la banalità, la stupidità conquistata al prezzo della corsa quotidiana al profitto, e i soliti illuminati grandi pecorai di turno, suggeriscono continuamente il solito, l’unico, intestinal pensiero ardito che le loro ricche interiora sanno produrre: "consumate gente", "consumate e producete", "producete e consumate". In ciò sta la felicità di questo tubo-digerente umano.

Umano? E’ vero, l’ingegno, l’attività umana ha prodotto grandi cose, ma è ormai venuto da un pezzo il tempo in cui bisogna distinguere quali produzioni di beni favorire e consumare e quali inibire e addirittura non consumare.

 

Sprechi delle risorse umane (del pianeta) del 50 60%, che si trasformano inutilmente nel 50 60% di Co2 immessa nell’atmosfera. Tradurre questi sprechi in un’efficiente risposta al problema, sarebbe già a breve termine la soluzione mantenendo inalterato inoltre l’attuale livello consumistico al quale teniamo più che a noi stessi e ai nostri figli, inoltre ci coinvolgeremmo in una nuova eccitante sfida Scientifico-tecnologico-pratica ,distogliendoci dall’accanimento produttivo di beni non necessari, superflui e negativi.

L’intestardimento nella produzione di beni che anche le società con uno sviluppo inferiore al nostro sanno fare bene e anche meglio e naturalmente a costi inferiori, ci suggerisce il grado di paralisi da ipernutrimento da noi raggiunto.

L’ideale di benessere, di gioia, di piacere di vivere come fatto intimo che è la luce di ogni sviluppo individuale e sociale, da troppo tempo ormai sempre più si allontana, producendo lampi e buio nemico all’orizzonte tutto intorno.

L’ideale che ognuno è, l’utopia che ognuno è in se, abbiamo rinunciato a portarlo nella pratica, ad avvicinarla per quel che ci è possibile al presente al quotidiano. Abbiamo barattato noi stessi per un po’ di roba in più, ed ora ci troviamo sempre più incapaci, arrabbiati, imbarazzati, tristi e falsi per averne altra e a difenderla. Dedichiamo i pochi momenti quotidiani di una possibile, necessaria riflessione intima sulle piccole e grandi ragioni del vivere, ad ascoltare i resi da noi “potenti pastrocchi “che ci indicano le loro verità sederiformi, le nostre verità senza cuore, il nemico comune da combattere. L’adeguarci a questa nostra povertà superficiale ci costringe sempre a cercare e trovare un nemico fuori di noi che guarda caso ha messo gli occhi sui nostri beni esteriori, in parte superflui e per lui invece necessari. E chi è senza peccato scagli l’ennesima pietra, ok.

 

 
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